#reazionipoetiche

Re-azioni poetiche

Re-agire ai tempi del coronavirus

Filamenti Urbani accoglie con entusiasmo l’iniziativa delle amiche e colleghe Alice Toccacieli e Gloria De Angelis, rispettivamente regista teatrale fondatrice dell’associazione Luoghi Comuni e fondatrice dell’associazione Indipendance.

Le “reazioni poetiche” sono piccoli gesti di vita quotidiana che si riappropriano dello spazio negato dal virus, in maniera garbata e rispettosa delle regole. Questo spazio contiene le nostre relazioni, la nostra espressione personale e artistica, la nostra esigenza di muoverci e giocare.

Reagire poeticamente significa lasciare un segno del proprio passaggio, così come un messaggio di cura, al tempo stesso materiale e virtuale.

Di seguito trovatele re-azioni effettuate dagli amici e dai sostenitori di Filamenti Urbani.

azione 1

 Semina

azione 1

 Semina

azione 2

 Componi

Di Alessandro Bellini

Macinapepe, Moka, Tajine, Divano, Statuina Pagliaccio

Durante questi giorni di “ritiro forzato” sono maggiori,almeno 3 o 4,le volte al giorno in cui MOKA viene caricata e messa sul fuoco; e con il suo dolce suono e gradito profumo riesce ad allietare tutti. Ma è proprio nel momento in cui si appresta a posarsi sulla stufa e parte la scintilla che,dal pizzo opposto della cucina,su di una piccola credenza,che MACINAPEPE ricorda anch’esso di saper produrre del suono e ,matematicamente,ogni volta,si mette a roteare il più veloce possibile così da sentirsi più forte della MOKA.
La storia si ripete,si ripete e si ripete; fin quando,una mattina, talmente era grande la voglia di prevalere l’uno sull’altro, che arrivarono a creare un frastuono incredibile, MACINAPEPE iniziò a perdere i suoi grani da tutte le parti e MOKA fece lo stesso con il povero caffè che era in lei, bruciandolo e facendolo uscire da tutte le giunture. Fin quando dal punto più alto della stanza, la vecchia e imponente pentola di terracotta (TAJINE) dal collo alto e dalla voce greve, richiamò i due contendenti all’ordine e alla calma, proponendo ad entrambi una soluzione; cioè di suonare insieme, di concordarsi, di iniziare e finire insieme, di non prevalere uno sull’altro, di avere stessa tonalità e stesso volume, così da provare a creare una piacevole melodia; cosa alla quale i due, frastornati dal baccano,non avevano mai pensato. Accettarono.
L’indomani mattina, TAJINE, dall’alto della sua esperienza, interpellò due giudici/spettatori, che potessero valutare la proposta da lei pensata, ed erano, il DIVANO, che pur essendo sempre ben piantato a terra e controllando tutto dal punto più basso della stanza, riusciva ben ad avere un parere “reale e popolare” della situazione; mentre per il lato più tecnico ed artistico chiese il parere alla STATUINA PAGLIACCIO, visti i suoi conosciuti trascorsi con musicanti e musiche di ben altro livello.
Arrivò il momento, MOKA e MACINAPEPE iniziarono provando a far viaggiare, paralleli prima e in simbiosi poi, i loro due fantastici suoni; la melodia incalzò ed era talmente piacevole che riuscì a coinvolgere tutti gli altri oggetti che vivevano la stanza.
Alla fine dell’esibizione si sollevò un grande applauso, TAJINE sorrideva dall’alto, DIVANO, che all’inizio era mooooolto scettico, stringeva a sè qualsiasi cosa passasse di lì in un grande abbraccio e perfino la STATUINA PAGLIACCIO fu molto soddisfatta, dicendo che era da immemorabile tempo che non udiva una melodia così, naturalmente, ben riuscita.

Di Metta Diomedes

Sedia, uomo che pensa, teiera, forma, lanterna 

Qui seduta, sulla sedia dei pensieri, osservo la luce che illumina la stanza. Una luce fioca e atavica.
L’uomo che pensa ha il fascino del sognatore, il peso della curiosità, la foga del sapere, la smania di accumulare pagine, libri, parole, immagini.
Ma qui seduta, sulla sedia dei pensieri, penso di dover frenare questa corsa, di rallentare questo scorrere, di godere di ogni singolo rintocco.
Metto sul fuoco un pò di acqua a scaldare, mischio e annuso infusi profumati, li inumidisco per sprigionarne l’odore.
Massaggio i piedi, che mi hanno sostenuta in questo incedere prepotente.
Li massaggio, li tengo al caldo e li preparo a nuovi cammini, lenti incedere tra cunicoli e piazze, tra ciottoli e sabbia.
Ripongo le scarpe, sostituite da vecchi e caldi calzettoni a righe, da babbucce e pattine. Le ripongo nelle loro scatole, le riempio mantenendoci dentro la forma e la memoria di quei piedi che hanno accolto.
L’acqua bolle e fa cantare la stanza.
Il tempo ora è già più lento, seduta qui,
sulla sedia dei pensieri.

Di Metta Diomedes

Sedia, uomo che pensa, teiera, forma, lanterna 

Qui seduta, sulla sedia dei pensieri, osservo la luce che illumina la stanza. Una luce fioca e atavica.
L’uomo che pensa ha il fascino del sognatore, il peso della curiosità, la foga del sapere, la smania di accumulare pagine, libri, parole, immagini.
Ma qui seduta, sulla sedia dei pensieri, penso di dover frenare questa corsa, di rallentare questo scorrere, di godere di ogni singolo rintocco.
Metto sul fuoco un pò di acqua a scaldare, mischio e annuso infusi profumati, li inumidisco per sprigionarne l’odore.
Massaggio i piedi, che mi hanno sostenuta in questo incedere prepotente.
Li massaggio, li tengo al caldo e li preparo a nuovi cammini, lenti incedere tra cunicoli e piazze, tra ciottoli e sabbia.
Ripongo le scarpe, sostituite da vecchi e caldi calzettoni a righe, da babbucce e pattine. Le ripongo nelle loro scatole, le riempio mantenendoci dentro la forma e la memoria di quei piedi che hanno accolto.
L’acqua bolle e fa cantare la stanza.
Il tempo ora è già più lento, seduta qui,
sulla sedia dei pensieri.

Di Giulia Nappo

Scopa, cuscino, coltello, occhiali, telecomando

C’è una SCOPA che ha una vita molto semplice. Oggi, per esempio, la scopa si sveglia e sistema il CUSCINO, tutto curvo per la notte piena di incubi. Nonostante questo, quando si alza dal letto è serena e pronta per un’altra giornata. Come prima cosa, fa colazione con il salame al cioccolato, il suo dolce preferito. Così prende il COLTELLO e inizia a tagliarlo a fette. Si decide di limitarsi a tre, ma come ogni mattina non sa resistere a mangiarne una quarta. Poi, la scopa deve pulire casa. Non sopporta iniziare la giornata se non è tutto in ordine. Purtroppo ha dei problemi di vista, così si deve mettere gli OCCHIALI per vedere bene dov’è la polvere da spazzare via. Puliti per bene e messi sul naso, può iniziare a spazzare. Per terra trova, ahimè, il TELECOMANDO. Casca sempre e stavolta ha perso le batterie. Beh, non c’è più tempo di starne a parlare. La scopa si veste e va al negozio a comprare nuove batterie.

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